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Anticorpi monoclonali: Mavrilimumab nel trattamento della artrite reumatoide e Sifalimumab nel lupus eritematoso sistemico


Due anticorpi monoclonali hanno incontrato gli endpoint primari in studi di fase 2 condotti su pazienti con artrite reumatoide e lupus eritematoso sistemico.

In uno studio di fase 2b, 326 pazienti con artrite reumatoide da moderata a grave sono stati trattati per 6 mesi con dosi basse, medie o alte di Mavrilimumab, un anticorpo monoclonale umano che ha come bersaglio il recettore alfa per la citochina GM-CSF ( fattore stimolante le colonie dei granulociti ), oppure con placebo, assieme a Metotressato.

Tutte le dosi di Mavrilimumab hanno incontrato gli endpoint co-primari, ACR20 ( American College of Rheumatology ) e DAS28 ( Disease Activity Score ).

La più alta dose è risultata più efficace, con un tasso di risposta ACR20 del 73.4% alla settimana 24 rispetto al 24.7% del placebo e una riduzione media del punteggio DAS28 di -1.9 vs -0.68 per il placebo al giorno 85 ( p inferiore a 0.001, per tutti ).

Mal di testa, rinofaringite, ipertensione, bronchite e peggioramento della artrite reumatoide sono stati gli eventi avversi comunemente riportati ( superiori a 3% ).

In un altro studio di fase 2, tre dosi di Sifalimumab, un anticorpo monoclonale umano che ha come bersaglio l’Interferone-alfa, sono stati confrontati con placebo quando il farmaco è stato aggiunto alla terapia standard nei pazienti con forma moderata-grave di lupus eritematoso sistemico.

L’endpoint primario della percentuale di pazienti che hanno risposto alla scala SLE Responder Index a 1 anno è stato raggiunto.

E’stato riscontrato un aumento numerico della riattivazione di herpes zoster, tuttavia Sifalimumab ha presentato un profilo complessivo di sicurezza accettabile. ( Xagena )

Fonte: AstraZeneca, 2014

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