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Insufficienza renale cronica: la riduzione più marcata della pressione sanguigna non sembra offrire benefici


Non esiste nessuna prova a sostegno di una relazione tra controllo aggressivo della pressione sanguigna e benefici per i pazienti con malattia renale cronica.
I pazienti con insufficienza renale cronica trattati con un target di pressione arteriosa inferiore a 130/80 mmHg, non presentano miglioramenti, rispetto al target normale di pressione ( valori inferiori a 140/90 mmHg ).

Dallo studio è anche emerso che il più basso target pressorio richiede l’impiego di un numero maggiore di farmaci antipertensivi; inoltre, questi pazienti possono aver bisogno di un monitoraggio più stretto per il possibile presentarsi di sintomi di ipotensione.

L'analisi è stata compiuta su 3 studi per un totale di 2.272 pazienti con insufficienza renale cronica. Ciascuno studio ha confrontato il tasso di eventi avversi in un gruppo a basso target di pressione sanguigna e in un gruppo con target normale.
Il periodo di follow-up, medio, è stato di 2-4 anni.
Gli studi avevano anche incluso sottogruppi di pazienti con proteinuria, ma erano stati esclusi tutti i pazienti in trattamento attivo per diabete.

Un target pressorio inferiore a 125-130/75-80 mmHg non è risultato associato a esiti migliori, rispetto alla strategia basata su obiettivi pressori normali.
L'unica eccezione significativa era rappresentata dallo studio MDRD ( Modification of Diet in Renal Disease ), in cui i pazienti nel braccio target pressorio più basso hanno presentato una riduzione del rischio di insufficienza renale del 23% in un follow-up di circa 6 anni.

Sia lo studio MDRD sia lo studio AASK ( African-American Study of Kidney Disease and Hypertension ) hanno indicato che gli obiettivi pressori più bassi possono produrre benefici nei pazienti con proteinuria maggiore di 1000 mg/giorno o con un rapporto proteina/creatinina maggiore di 0.22.
Il terzo studio, REIN-2 ( Ramipril's Efficacy in Nephropathy-2 ), non ha mostrato un beneficio per gli obiettivi pressori più bassi nei soggetti con proteinuria.

Il target pressorio più basso può anche comportare rischi. E’ stato calcolato che i pazienti con più bassi target pressori richiedevano una media di 0.3 e 0.6 farmaci antipertensivi aggiuntivi.
In alcuni studi i pazienti hanno manifestato in misura maggiore tosse, e una più elevata incidenza di svenimenti; inoltre, avevano una maggiore probabilità di ridurre i farmaci antipertensivi a causa di ipotensione.

Fonte: Annals of Internal Medicine, 2011

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