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Ivabradina e riduzione della frequenza cardiaca nei pazienti con malattia coronarica e disfunzione del ventricolo sinistro


L’abbassamento della frequenza cardiaca con Ivabradina non migliora l’outcome cardiaco in tutti i pazienti con malattia coronarica e disfunzione ventricolare sinistra, ma potrebbe essere di beneficio nei pazienti con frequenza cardiaca superiore a 70 battiti per minuto ( bpm ) o valori più alti.

Lo studio BEAUTIFUL è stato condotto con l’obiettivo di verificare l’effetto della riduzione della frequenza cardiaca, senza gli effetti confondenti di altri trattamenti, come beta-bloccanti o calcioantagonisti.

L’Ivabradina ( Procoraban ) è un inibitore del canale If del nodo senoatriale.

Nei pazienti con frequenza cardiaca superiore a 70 bpm, l’Ivabradina ha ridotto in modo significativo il rischio di ricovero ospedaliero per infarto miocardico fatale e non-fatale del 36% ( p=0.001 ) ed il rischio di rivascolarizzazione coronarica del 30% ( p=0.016 ).

I pazienti con frequenza cardiaca superiore a 70 bpm presentano un maggior rischio di mortalità ( +34% per la mortalità per cause cardiovascolari ) o di subire un evento cardiovascolare ( + 46% per l’infarto miocardico, +56% per l’insufficienza cardiaca e + 38% per la rivascolarizzazione coronarica. )

Fonte: ESC Meeting, 2008

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