I fumatori ospedalizzati con insufficienza cardiaca hanno un più basso rischio aggiustato di mortalità per cause cardiache


Il fumo di sigaretta è un ben noto fattore di rischio per la malattia cardiovascolare, ma diversi studi hanno mostrato una più bassa incidenza di mortalità dopo sindromi coronariche acute nei fumatori rispetto ai non-fumatori, il cosiddetto paradosso del fumatore.

I Ricercatori hanno utilizzato i dati dello studio OPTIMIZE-HF per verificare l’esistenza della relazione tra fumo e outcome clinici nei pazienti ospedalizzati con scompenso cardiaco.

Lo studio OPTIMIZE-HF ( Organized Program to Initiate Lifesaving Treatment in Hospitalized Patients with Heart Failure ) ha raccolto dati su 48.612 pazienti.
Di questi il 15.9% era fumatore, l’80.5% non-fumatore, i dati mancanti hanno riguardato il 3.6% della popolazione.

I fumatori erano più giovani e presentavano una più bassa frazione d’eiezione.

Il rischio di mortalità ospedaliera era inferiore nei fumatori ( 2.3% versus 3.9%, p<0.001 ).

Dopo aggiustamento, i fumatori presentavano ancora un più basso rischio di mortalità ospedaliera ( odds ratio, OR=0.70; p=0.002 ).

Dopo la diminuzione, i fumatori ( n=998 ), presentavano un rischio di mortalità simile rispetto ai soggetti non-fumatori ( 6.7% versus 8.4%; p=0.29 ).

In conclusione, i fumatori ospedalizzati con scompenso cardiaco hanno un più basso rischio aggiustato di mortalità cardiaca, e un’incidenza di mortalità subito dopo la dimissione simile a quella dei non-fumatori. ( Xagena_2008 )

Fonarow GC et al, Eur Heart J 2008; 29: 1983-1991



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