Mieloma multiplo smoldering, con Daratumumab rischio più che dimezzato di evoluzione a malattia conclamata


Nei pazienti con mieloma multiplo smoldering a rischio intermedio o alto la sopravvivenza libera da progressione ( PFS ) e la sopravvivenza globale ( OS ) sono risultate migliorate con il trattamento con l’anticorpo anti-CD38 Daratumumab ( Darzalex ) per via sottocutanea rispetto alla sola sorveglianza attiva.

Sono stati presentati i risultati dell’analisi primaria dei dati dello studio di fase 3 AQUILA. In particolare, in questi pazienti il trattamento con Daratumumab ha dimostrato di ridurre di oltre il 50% il rischio di evoluzione verso il mieloma multiplo conclamato rispetto alla semplice osservazione. Inoltre, il beneficio maggiore dell’anti-CD38 è stato riscontrato nel gruppo dei pazienti ad alto rischio.
La sorveglianza attiva rappresenta l’attuale standard di cura per i pazienti con mieloma smoldering, ma i soggetti con malattia ad alto rischio potrebbero trarre giovamento da un intervento terapeutico prima che la malattia evolva verso un mieloma conclamato.

Sono stati presentati i risultati ottenuti dopo 36 mesi di trattamento con Daratumumab versus sorveglianza attiva, con l’obiettivo di valutare l’effetto di un intervento precoce per prevenire il danno d’organo e la progressione verso la malattia attiva nei pazienti con mieloma smoldering.

Rischio di evoluzione a mieloma conclamato

Dopo un follow-up mediano di 65,2 mesi ( range: 0-76,6 ), la mediana della sopravvivenza libera da progressione ( PFS ) non è stata raggiunta ( NR ) nel braccio trattato con Daratumumab per via sottocutanea, mentre è risultata di 41,5 mesi nel braccio sottoposto alla sola sorveglianza attiva.

Inoltre, i tassi di sopravvivenza libera da progressione a 60 mesi sono risultati rispettivamente del 63,1% versus 40,8%, con una riduzione del rischio di evoluzione verso il mieloma conclamato o di morte del 51% per i pazienti trattati con l’anticorpo monoclonale anti-CD38 ( hazard ratio, HR 0,49; IC al 95% 0,36-0,67; P minore di 0,001 ).

Nel braccio Daratumumab è stato osservato un minor numero di pazienti che sono andati in progressione sulla base dei criteri CRAB ( 12 vs 34, rispettivamente ) e dei criteri SLiM ( 50 vs 65 ).

Sopravvivenza e tassi di risposta

In totale, sono deceduti 15 pazienti nel braccio Daratumumab e 26 nel braccio sorveglianza attiva ( 7,7% vs 13,3% ). La maggior parte dei decessi è stata imputata alla progressione della malattia.

I tassi di sopravvivenza globale ( OS ) a 60 mesi sono risultati rispettivamente del 93% e dell'87%, con una riduzione del rischio di morte del 48% per i pazienti trattati con l’anticorpo ( HR 0,52; IC 95% 0,27-0,98 ).

Il trattamento con Daratumumab ha prodotto più alti tassi di risposta obiettiva ( ORR ) rispetto alla sola osservazione: 63,4% contro 2% ( P minore di 0,001 ), con un miglioramento significativo del tempo mediano al trattamento di prima linea per il mieloma attivo ( NR vs 50,2 mesi; HR 0,46; IC 95% 0,33-0,62; P minore di 0,0001 ).

Sicurezza

Non ci sono stati nuovi segnali di sicurezza riguardo a Daratumumab rispetto a quanto già noto. E' stato riscontrato un aumento del rischio di infezioni, ma erano gestibili e reversibili.

Gli eventi avversi emergenti dal trattamento di grado 3 o superiore si sono verificati nel 40% dei pazienti trattati con Saratumumab e nel 30% di quelli sottoposti a sorveglianza attiva.
Il più comune tra questi era l’ipertensione ( 5,7% vs 4,6% ). Tra i gravi eventi avversi emergenti dal trattamento il più frequente era la polmonite ( 3,6% vs 0,5% ).

Undici pazienti hanno interrotto il trattamento con Daratumumab a causa di un evento avverso emergente durante il trattamento, mentre per 90 di essi si è reso necessario un aggiustamento della dose del farmaco. ( Xagena_2024 )

Fonte: American Society of Hematology ( ASH ) Meeting 2024

XagenaMedicina_2024