Gestione della dislipidemia nella sindrome di Cushing
I fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, iperlipidemia e intolleranza al glucosio sono altamente prevalenti nella sindrome di Cushing.
Anomalie del metabolismo lipidico sono state riportate nel 40-70% dei pazienti, compresi quelli con forma subclinica.
L’intervento chirurgico è associato a miglioramento significativo del profilo lipidico nella maggior parte dei pazienti.
Il trattamento dell’iperlipidemia persistente dovrebbe seguire i principi generalmente in uso per altre condizioni mediche. Tuttavia, i pazienti che necessitano di cure mediche per l'ipercortisolismo persistente presentano problematiche specifiche in base al farmaco impiegato.
Ad esempio, il trattamento con il farmaco adrenolitico Mitotano ( Lysodren ) è associato a un aumento significativo dei livelli di colesterolo e necessita di un uso intensivo di agenti ipolipemizzanti.
L'uso del Ketoconazolo ( Nizoral ), un potente inibitore del citocromo P450 3A4 ( CYP3A4 ), può aumentare significativamente le concentrazioni plasmatiche delle statine ( ad esempio Simvastatina e Atorvastatina ), poiché viene metabolizzato mediante la stessa via, aumentando così il rischio di complicanze ed effetti collaterali.
Pertanto, la preferenza dovrebbe essere data agli inibitori della idrossimetilglutaril-CoA reduttasi ( HMG-CoA reduttasi; statine ) che vengono metabolizzati da vie diverse, quale la Pravastatina ( Selectin ).
In sintesi, l'iperlipidemia deve essere trattata in modo aggressivo nei pazienti con sindrome di Cushing in considerazione della maggiore morbilità e mortalità cardiovascolare associate a questo disturbo. ( Xagena_2010 )
Greenman Y, Neuroendocrinology 2010; 92: 91-95
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