Influenza pandemica: troppe incertezze riguardo agli antivirali Relenza e Tamiflu


Per la prevenzione e la cura dell’influenza pandemica le Autorità Sanitarie di tutto il mondo hanno raccomandato due antivirali: Zanamivir ( Relenza ) e Oseltamivir ( Tamiflu ). Ma i dati disponibili sulla loro efficacia e sicurezza si riferiscono all’influenza stagionale, e non a quella pandemica causata dal virus A/H1N1. Contro la nuova influenza non si può quindi dire in quale misura gli antivirali funzionino e se facciano danni alla salute. Di sicuro si sa che negli adulti sani la loro utilità nel contrastare l’influenza stagionale è modesta: il trattamento con Oseltamivir e Zanamivir riduce i sintomi di meno di un giorno ( circa 14 ore ). Nella profilassi post esposizione ( bambini inclusi ) l’uso di Oseltamivir sembra ridurre dal 7 al 10 per cento il rischio di contrarre influenza, rispetto ai non trattati. Zanamivir sembra ridurlo del 7-11 per cento.

A mettere l’accento sulle incertezze che caratterizzano l’uso degli antivirali nella nuova influenza è Dialogo sui farmaci, che in un articolo ( Gli antivirali nella pandemia influenzale, n.4/09 ) fa il punto dei dati scientifici disponibili, presentando i pro e i contro della terapia.

Una questione controversa è l’estensione da parte dell’Agenzia europea del farmaco ( EMEA ) dell’uso degli antivirali. In caso di influenza stagionale il medico non era autorizzato a prescriverli ad alcune categorie di persone. Oggi invece può farlo contro la nuova influenza ( e non per la stagionale ). È il caso per esempio dei bambini sotto i 12 mesi: per loro l’EMEA ha approvato la prescrizione degli antivirali in caso di influenza da virus A/H1N1). In mancanza di dati disponibili l’efficacia è però incerta. Mentre per la stagionale è modesta e non sembra ottimale sotto il profilo della sicurezza, soprattutto per gli effetti avversi di tipo psichiatrico nei bambini e negli adolescenti. Dal 2001 al 2007 su 1.377 segnalazioni di reazioni avverse 567 sono di tipo neuropsichiatrico: i principali dati derivano da segnalazioni post-marketing in Giappone, Paese in cui il farmaco Oseltamivir è molto utilizzato.

L’EMEA ha anche autorizzato l’uso dei due antivirali per le donne incinte e che allattano. Ma i dati sulla possibilità che sviluppino malformazioni al feto ( teratogenicità ) non sono rassicuranti. Non a caso nelle donne incinte che vanno incontro all’influenza stagionale il loro uso continua a non essere raccomandato. Il provvedimento dell’EMEA apre un problema di non poco conto. Prima di prescrivere l’antivirale come farà il medico a sapere con certezza se la paziente ha l’influenza stagionale o quella da virus A/H1N1 ?

Ci sono altre incognite da considerare. Secondo i dati dell’European Centre for Disease Control and Prevention, in Italia i casi di nuova influenza al 21 settembre sono 2.384, con tre decessi di cui uno molto recente. Si teme che la paura di ammalarsi faccia scattare nella popolazione la corsa agli antivirali in farmacia. Un comportamento sbagliato, con conseguenze potenzialmente gravi. Innanzitutto perché il principale problema rilevato con l’utilizzo degli antivirali nel trattamento dell’influenza stagionale è la progressiva e veloce comparsa di resistenze. Ciò significa che più si usano questi medicinali, più si rischia di ridurre la loro già modesta efficacia. Il tasso di resistenza è preoccupante; durante la stagione influenzale 2008-2009 ( settembre-marzo ) il tasso di resistenza ad Oseltamivir è stato del 96%.

Per frenare l’uso non appropriato degli antivirali il ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali lo ha riservato solo ai soggetti a rischio: asmatici, obesi, con malattie croniche polmonari, cardiovascolari ( non ipertensione ), renali, epatiche, ematologiche, neurologiche, neuromuscolari, diabete ed altri disordini metabolici, ammalati di HIV, immunodepressi e donne in gravidanza e allattamento.

Fonte: Dialogo sui farmaci, 2009



Link: MedicinaNews.it

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