Gestione dell’emorragia digestiva bassa acuta
In generale gli obiettivi della gestione della emorragia digestiva bassa sono la stabilizzazione del paziente dal punto di vista emodinamico, l’identificazione della causa di sanguinamento, l’emostasi e, in alcuni casi, la prevenzione del risanguinamento. Tuttavia è difficile predire la fonte e la severità del sanguinamento al momento della presentazione clinica.
Dal 10 al 20% dei pazienti con sospetta emorragia digestiva bassa risultano avere una fonte di sanguinamento alta o intermedia, in circa il 10% dei casi la causa non è identificata, fino al 40% dei casi è identificata più di una possibile fonte di sanguinamento e nella maggior parte dei casi l’emorragia si arresta spontaneamente.
Pertanto la stratificazione del rischio sarebbe particolarmente importante nei pazienti con emorragia digestiva bassa al fine di identificare fin da subito, quel 15% dei pazienti che possono trarre beneficio da un approccio diagnostico e terapeutico precoce e più aggressivo.
Negli ultimi 10 anni si è cercato di identificare alcune variabili cliniche, quali fattori di rischio specifici per l'emorragia digestiva bassa, così come già avviene per le emorragie del tratto superiore.
Nel 1997 è stata proposta la classificazione BLEED, nel 2005 Strate et al hanno ideato e validato un semplice modello predittivo, basato su 7 fattori di rischio indipendenti: tachicardia, ipotensione, sincope, addome non-trattabile, sanguinamento rettale entro 4 ore di presentazione all’ospedale, terapia con Aspirina ( Acido Acetilsalicilico ) e 2 o più comorbidità maggiori.
E' stata sviluppata e validata una rete neurale artificiale, per la stratificazione del rischio nelle emorragie digestive basse, basandosi su tecniche di regressione logistica standard. Tuttavia, a oggi, mancano ulteriori studi per definire in modo prospettico l’impatto di tali indicatori sugli esiti clinici e per validare i risultati nei più ampi contesti della pratica clinica.
Il primo approccio diagnostico è quello di escludere l’origine alta del sanguinamento, poiché nel 10-15% dei casi che si presentano con grave ematochezia, la fonte del sanguinamento è nel tratto digestivo superiore. A tale scopo è preferibile eseguire l’esofagogastroduodenoscopia d’urgenza poiché l’uso del sondino naso gastrico è ritenuto poco accurato, con un potere diagnostico scarso nel predire un sanguinamento digestivo alto ( sensibilità del 42%-84%, specificità del 54%- 142 91% e likelihood ratios negativo 0.62-0.20 ).
La gestione diagnostico-terapeutica successiva è controversa in particolare per le emorragie digestive basse acute e severe, poiché nelle emorragie di minor entità o croniche il ruolo centrale della colonscopia è generalmente accettato. ( Xagena_2012 )
Calella F, Dabizzi E, Giorn Ital End Dig 2012;35:141-146
XagenaMedicina_2012