Opzioni di trattamento per il cancro della mammella precoce invasivo ( stadio I-IIA )


Chirurgia e radioterapia

Lo scopo della chirurgia del cancro della mammella precoce invasivo è quello di asportare il tumore mediante chirurgia conservativa della mammella oppure mediante mastectomia. Dopo la chirurgia conservativa della mammella, in genere verrà trattata con la radioterapia per ridurre il rischio che il cancro si ripresenti. La maggior parte delle pazienti riceve la radioterapia WBRT, ma alcune pazienti considerate a basso rischio di recidiva possono ricevere la radioterapia APBI ( irradiazione parziale accelerata della mammella ).

Se la paziente è stata sottoposta a una mastectomia, potrebbe comunque ricevere la radioterapia nel caso in cui vengano rilevate cellule tumorali nei linfonodi ascellari, o raramente se è considerata ad alto rischio di recidiva.

Terapia sistemica adiuvante

Dopo la chirurgia per la rimozione del tumore, molte pazienti con cancro della mammella precoce invasivo ricevono il trattamento sistemico adiuvante in base allo stato dei recettori ormonali, di HER2 e del Ki67, valutando possibili rischi e benefici dei trattamenti. In genere il trattamento adiuvante viene iniziato 2-6 settimane dopo l’intervento chirurgico e possono essere utilizzati diversi tipi di strategie.

Terapia sistemica neoadiuvante

Alcune pazienti con cancro della mammella precoce invasivo, soprattutto quelle con tumori più grandi ( diametro superiore a 2 cm ) o interessamento dei linfonodi, possono ricevere la terapia sistemica neoadiuvante per ridurre le dimensioni del tumore e aumentare la probabilità di asportare interamente la neoplasia, con i margini liberi da malattia, o per rendere fattibile un intervento chirurgico meno esteso che possa portare a un miglior risultato estetico e/o funzionale.

Terapia endocrina

A tutte le pazienti con cancro della mammella ER-positivo viene offerta la terapia endocrina. Nelle donne in premenopausa, il cancro della mammella precoce ER-positivo viene normalmente trattato con Tamoxifene per 5-10 anni. Se la paziente entra in menopausa durante i primi 5 anni di trattamento con Tamoxifene, questo farmaco può essere sostituito con un inibitore dell’aromatasi.

Alle pazienti in premenopausa può essere offerta anche la soppressione della funzione ovarica con analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine o l’ablazione ovarica chirurgica in combinazione con Tamoxifene o un inibitore dell’aromatasi.

Nelle donne in postmenopausa, il cancro della mammella precoce ER-positivo può essere trattato con gli inibitori dell’aromatasi o Tamoxifene. Gli inibitori dell’aromatasi possono essere utilizzati immediatamente, dopo 2-3 anni di trattamento con Tamoxifene o come estensione della terapia adiuvante dopo 5 anni di trattamento con Tamoxifene.

Chemioterapia

I regimi di chemioterapia utilizzati per il cancro della mammella precoce contengono in genere farmaci chiamati antracicline ( es. Epirubicina o Doxorubicina ) e/o taxani ( es. Paclitaxel o Docetaxel ) che vengono somministrati sequenzialmente per 12-24 settimane, anche se in alcune pazienti può essere usata una combinazione di Ciclofosfamide, Metotrexato e 5-Fluorouracile. I regimi dose-dense ( somministrati ogni 2 settimane invece che ogni 3 settimane come i regimi standard ) possono essere utilizzati nelle pazienti con tumori altamente proliferativi. Regimi non-contenenti antracicline ( es. Docetaxel e Ciclofosfamide ) possono essere utilizzati nelle pazienti non-idonee per il trattamento con antracicline oppure in alternativa a esso. La chemioterapia è raccomandata per la grande maggioranza dei tumori triplo-negativi, HER2-positivi e HER2-negativi luminali ad alto rischio.

Terapia anti-HER2

Il cancro della mammella HER2-positivo viene normalmente trattato con l’agente anti-HER2 Trastuzumab, somministrato come infusione endovenosa o iniezione sottocutanea, e con la chemioterapia. Trastuzumab è approvato per l’uso nelle pazienti con malattia HER2-positiva dopo chirurgia, chemioterapia neoadiuvante o adiuvante e radioterapia, in combinazione con la chemioterapia adiuvante e in combinazione con la chemioterapia neoadiuvante per i tumori di diametro superiore a 2 cm. Si ritiene che la durata ottimale del trattamento con Trastuzumab sia 1 anno. In genere Trastuzumab non viene somministrato in concomitanza con antracicline a causa del rischio di effetti indesiderati cardiaci, ma può essere somministrato sequenzialmente. I taxani possono essere somministrati in concomitanza con Trastuzumab.
In alcune pazienti a più alto rischio, può essere utilizzata una combinazione di Trastuzumab e Pertuzumab. Dopo il completamento della terapia con Trastuzumab, ad alcune pazienti potrebbe essere offerto anche 1 anno di trattamento con l'agente anti-HER2 Neratinib. ( Xagena_2022 )

Fonte: ESMO ( European Society for Medical Oncology ), 2022

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