Interruzione di Aspirina e aumento del rischio di ictus


L'interruzione della terapia a bassi dosaggi di Acido Acetilsalicilico ( Aspirina ) può aumentare il rischio di eventi ischemici.

Uno studio ha valutato il rischio di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio ( TIA ) dopo interruzione del trattamento con Acido Acetilsalicilico a basso dosaggio in pazienti con malattie cardiovascolari o malattie cerebrovascolari.

E' stato utilizzato il database Health Improvement Network britannico per le cure primarie per identificare una coorte di individui di età compresa tra 50-84 anni con una prima prescrizione di Acido Acetilsalicilico a basso dosaggio ( 75-300 mg/die ) per la prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari o cerebrovascolari tra il 2000-2007 ( n=39.512 ).

Gli individui sono stati seguiti per una media di 3.4 anni per identificare i casi di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio.

L'incidenza globale di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio è stata del 5.0 per 1.000 persone-anno.

L’ictus ischemico e il TIA sono stati significativamente più comuni nei pazienti con una precedente diagnosi di malattia cerebrovascolare ( rischio relativo, RR=2.79 ) o fibrillazione atriale ( RR=1.71 ) rispetto a quelli senza questi condizioni pregresse.

Rispetto a coloro che hanno continuato ad utilizzare Acido Acetilsalicilico a basse dosi, coloro che hanno interrotto il trattamento 31-180 giorni prima della data indice hanno presentato un aumento significativo del rischio complessivo di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio ( RR=1.40 ).

Il motivo più comune per la sospensione era la non-aderenza dei pazienti.

In conclusione, nei pazienti cui è stato prescritto Acido Acetilsalicilico a basso dosaggio per la prevenzione secondaria degli eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, l'interruzione della terapia è risultata associata a un aumento del 40% del rischio di ictus ischemico e attacco ischemico transitorio, rispetto alla prosecuzione della terapia. ( Xagena_2011 )

Garcia Rodriguez LA et al, Neurology 2011; 76: 740-746



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