Nuove lineeguida AAN per la mielite traversa


L’American Academy of Neurology ( AAN ) ha rilasciato le nuove linee guida sulla mielite trasversa.

E’ stata focalizzata l’attenzione sulla distinzione tra mielite trasversa acuta completa ( caratterizzata da infiammazione della colonna vertebrale che si traduce in una grave o moderata perdita simmetrica della funzione al di sotto del livello della lesione ) e mielite trasversa acuta parziale ( lieve debolezza e sintomi sensoriali asimmetrici o dissociati ).

Una revisione della letteratura pubblicata ha dimostrato che i pazienti con la forma di mielite parziale hanno un più alto tasso di transizione verso la sclerosi multipla nei successivi 5 anni ( 10.3% ), a fronte di un tasso dello 0% e fino al 2% in quelli con mielite completa.

La mielite parziale è anche associata con un più alto tasso di recidiva ( 40% versus 10% ) durante i successivi 5 anni.

La lunghezza della lesione spinale vista alla risonanza magnetica può aiutare a identificare la causa dell'infiammazione, in particolare nel distinguere tra sclerosi multipla e neuromielite ottica.
Ad esempio, in uno studio, il 65% dei pazienti con lesioni che coinvolgevano 3 o più segmenti avevano neuromielite ottica rispetto al 32% di coloro che avevano sclerosi multipla ( P=0.001 ).

La presenza di lesioni cerebrali alla risonanza magnetica, però, porta a una diagnosi di sclerosi multipla, con un tasso di conversione dell'80% entro 3-5 anni.

I risultati di laboratorio che possono essere utili sono la presenza di anticorpi NMO-IgG ( immunoglobulina G per la neuromielite ottica ) nei pazienti affetti da mielite completa; i pazienti con infiammazione della colonna vertebrale e con questi autoanticorpi, che sono anche noti come autoanticorpi aquaporina-4-specifici, spesso progrediscono fino a neuromielite ottica.

Nel caso in cui non sia chiaro se i sintomi spinali siano causati da un processo infiammatorio o da un infarto del midollo spinale, i fattori demografici possono aiutare a distinguere tra queste condizioni.

Ad esempio, i pazienti più anziani appaiono avere un rischio maggiore che la mielite sia causata da un infarto, mentre le donne sono più inclini ad avere una mielopatia infiammatoria ( 80% ) o sclerosi multipla specifica ( 68% ).

Nonostante la mancanza di evidenze in letteratura, alte dosi di steroidi rappresentano spesso il trattamento iniziale, con Metilprednisolone ( Solu Medrol ) per via endovenosa alla dose di 1 g al giorno per 3-7 giorni.

Per i pazienti che non rispondono agli steroidi, le lineeguida suggeriscono che la plasmaferesi può essere efficace.
Altri trattamenti che sono stati provati includono l’agente di deplezione delle cellule B Rituximab ( MabThera ), che in due piccoli studi ha mostrato di diminuire il tasso di recidiva, e Mitoxantrone ( Novantrone ), per il quale sono ancora insufficienti le prove di efficacia.

Inoltre non sono emerse prove sufficienti per l'uso di altri immunosoppressori come Azatioprina e Ciclofosfamide ( Endoxan ) per il trattamento dell'attacco acuto o per promuovere il recupero. ( Xagena_2011 )

Fonte: American Academy of Neurology, 2011

Link: NeurologiaOnline.net

Link: MedicinaNews.it

Neuro2011 Farma2011

XagenaFarmaci_2011