Cronaca di una situazione annunciata

A cura di OcchiO.it

Già nella guerra del Golfo le truppe Nato, ma sarebbe meglio dire statunitensi, usarono dell'uranio per dare una maggiore capacità di penetrazione ai propri ordigni destinati ai mezzi corazzati iracheni. L'uso di tale elemento radioattivo è stato messo sotto accusa dai veterani, infatti su 700 mila soldati statunitensi impiegati in Iraq ben 100 mila soffrono di quella che viene chiamata "Sindrome del Golfo", una malattia dai molteplici sintomi, tra cui i tumori e le malformazioni ai figli delle soldatesse USA, la cui causa venne indicata proprio nei proiettili all'uranio. Oggi il Pentagono ha sostenuto che le vere cause della sindrome sono da individuare in un antidoto sperimentale al gas nervino, somministrato in modo azzardato ai militari statunitensi.
La storia si ripete e questa volta a farne le spese sono le truppe italiane impegnate nella guerra del Kosovo. Alcuni militari italiani, pare proprio a causa dell'uranio contenuto nelle bombe anticarro, sono stati colpiti da tumore.
Ma l'esposizione alle radiazioni produce molteplici risvolti negativi, non ultimo la cataratta.
Il prof. Ratiglia, primario della cattedra di oculistica del Policlinico di Milano ha spiegato che la carica dell'energia radiante captata dal cristallino, ionizzando l'umor vitreo, provocherebbe la nascita di radicali liberi causa a loro volta di cataratte posteriori o sottocapsulari.
La Nato ha reso noto che in Bosnia, tra il '94 ed il '95, vennero usati 10.800 proiettili radioattivi. In Kossovo su 31.500 proiettili all'uranio sparati, ben 14.180 furono usati a Pec, dove operava il contingente italiano.
(Fonte: B2eyes.com, 22/12/2000)