Maggiore efficacia di Alemtuzumab rispetto a Interferone beta-1a nella sclerosi multipla recidivante-remittente, ma associazione con gravi eventi avversi


I risultati dello studio CARE-MS I ( Comparison of Alemtuzumab and Rebif Efficacy in Multiple Sclerosis ) hanno mostrato una riduzione del 55% delle recidive a 2 anni nei pazienti adulti con sclerosi multipla recidivante-remittente trattati con Alemtuzumab ( Lemtrada ) rispetto ai soggetti trattati con Interferone beta-1a ( Rebif ).

L'anticorpo monoclonale Alemtuzumab ha trovato già impiego nel trattamento della leucemia o del linfoma a cellule T. E’ anche impiegato nei regimi di condizionamento per il trapianto di midollo osseo o il trapianto di rene.

Lo studio CARE-MS I ha dimostrato che due cicli annuali di Alemtuzumab riducono le recidive rispetto ad Interferone ( P inferiore a 0.0001 ).

Lo studio CARE-MS I ha arruolato 581 pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente in fase precoce, attiva, che non avevano ricevuto una precedente terapia.

Tuttavia, la significatività statistica non è stata raggiunta per il secondo endpoint primario: tempo all’accumulo sostenuto di disabilità a 6 mesi.

A 2 anni, un minor numero di pazienti trattati con Alemtuzumab ha presentato un aumento sostenuto della disabilità rispetto ai pazienti trattati con Interferone ( hazard ratio, HR=0.70: p=0.22 ).

Alemtuzumab per la sclerosi multipla rimane tuttavia un trattamento controverso per i possibili gravi eventi avversi, come porpora trombocitopenica immune, malattie della tiroide, e tumore.

In questo nuovo studio, nessun paziente ha interrotto la terapia con Alemtuzumab a causa di eventi avversi.
Meno del 20% dei pazienti trattati con Alemtuzumab ha sviluppato un evento avverso correlato alla malattia tiroidea autoimmune, e meno dell'1% ha sviluppato trombocitopenia immune.
Ci sono stati anche casi di malattia da anticorpi anti-membrana basale glomerulare.

I casi di autoimmunità sono stati gestiti mediante terapie convenzionali.
L'incidenza delle infezioni è risultata anche aumentata; le infezioni più comuni hanno coinvolto le vie respiratorie superiori e le vie urinarie, oltre ala infezione da herpes del cavo orale.
Le infezioni sono state generalmente lievi-moderate, e non sono state osservate infezioni pericolose per la vita o ad esito fatale. ( Xagena )

Fonte: Genzyme.2011

XagenaHeadlines2011